Vincendo gli Australian Open di Melbourne dopo l’ennesima, epica sfida contro Roger Federer, Rafa Nadal si è confermato l’indiscusso numero uno nel mondo del tennis. Soprattutto, però, lo spagnolo ha conquistato il suo primo titolo del Grande Slam sul cemento, il sesto in assoluto dopo i 4 Roland Garros e Wimbledon 2008: così, dopo anni passati a chiederci se Federer potesse mai conquistare il Grande Slam, ora tocca a Rafa avanzare seriamente la sua candidatura per l’impresa.

Del resto i successi recenti di Nadal sono la dimostrazione dei suoi continui miglioramenti. All’inizio il mancino di Manacor era uno specialista della terra battuta: gran diritto, ottimo fisico e poco altro. Poi, lentamente, l’iberico ha aggiunto al suo arsenale altri colpi: da un servizio letteralmente “ricostruito” nei movimenti fino ad un rovescio sempre più efficace, compreso quello in back, e ad un gioco di volo affinato in numerosi doppi sul circuito.
Così sono arrivati i primi successi sul cemento nei Masters Series, poi il trionfo a Wimbledon e infine la vittoria di Melbourne: in anni recenti solo Mats Wilander e Andre Agassi hanno trionfato su tre superfici diverse nei Major e Rafa punta ora con decisione a imitare Rod Laver, l’unico nel 1969 a realizzare lo Slam in Era Open.
Può riuscirci? Tecnicamente sì: anche se il “plexicushion” di Melbourne è un cemento più lento di quello degli Us Open, Rafa ha dimostrato anche nei Masters Series nordamericani di difendersi benissimo su questa superficie mentre a Parigi e Londra ha già dimostrato di poter vincere.
Le incognite sono invece di due tipi. Una riguarda la tenuta di Rafa, che spesso ”spinge” troppo nella prima parte di stagione per poi calare vistosamente nella seconda, complice anche qualche acciacco ai malandati tendini delle ginocchia legato al suo tennis fisicamente molto dispendioso. “L’anno scorso sono arrivato troppo stanco agli Us Open: avevo giocato bene vincendo le Olimpiadi, a Toronto e facendo la finale a Cincinnati. Però a Flushing Meadows sentivo che sarebbe stato impossibile vincere perchè ero troppo stanco mentalmente e fisicamente”, ha spiegato lo stesso Nadal.
La seconda riguarda gli avversari: a Melbourne Rafa è arrivato in semifinale “passeggiando” e, se è vero che ha rischiato molto contro Fernando Verdasco, ha anche evitato un rivale che lo aveva sconfitto spesso in recenti match come Andy Murray, condizionato da una fastidiosa influenza. Senza contare che in finale Roger Federer ha sprecato un break di vantaggio nel primo, importantissimo set e nel terzo non ha trasformato sei palle-brak in due game (alla fine un bilancio “solo” di 6 convertite su 19 contro 7 su 16 del rivale) e ha servito appena 11 ace, un bilancio che lo svizzero ha di solito nei match al meglio dei sue set su tre, non tre su cinque.
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